Mi chiamo Lorenzo e sono un portiere della squadra Juniores del San Miniato di Siena. La mia passione per il calcio è nata da un regalo di compleanno: il giorno delle 7 candeline da spegnere quando i miei familiari, insieme al solito pallone, mi regalarono dei guanti da portiere. Mi venne subito voglia di indossarli e di provare a parare. Quando mio padre mi portava al campetto a giocare con lui o con altri bambini del quartiere, io iniziavo a scoprire la passione per le parate in tuffo. Mi sembrava di volare ogni volta che mi lanciavo per togliere un pallone dallo specchio della porta! E questo senso di leggerezza nell’afferrare il pallone in volo lo provo ancora oggi, a più di 10 anni di distanza da quel compleanno e da quel regalo che in qualche modo ha cambiato la mia vita. Da bambino mi sono tolto la paura delle ginocchia scorticate, dei graffi e dei lividi su fianchi e gomiti collezionati dopo le parate sui terreni più duri. Poi è arrivata anche la parata che ancora oggi mi è rimasta nel cuore: un tiro tolto dall’incrocio dei pali con un volo miracoloso, nella finale di un torneo di calcio a 7 a Rimini, finale fra l’altro vinta, con un’esultanza finale e i complimenti di tutti rivolti proprio a me.
Da ragazzino invece ho iniziato piano piano a imparare i segreti del mestiere, grazie ai vari allenatori dei portieri che ho avuto nella Gigi Meroni, nell’Asta e ora nel San Miniato. Sono un portiere che ama parlare molto con i compagni della difesa, non facendo mai mancare consigli e incoraggiamenti. Questo mio lato più carismatico, da uomo spogliatoio, lo sto usando molto in questa stagione al San Miniato, in cui non gioco molto. Il mister, quando mi ha chiamato in estate, mi aveva detto che aveva pensato a me almeno in partenza come portiere di riserva; quindi nessuna fregatura e nessuna mancanza di rispetto. Negli anni scorsi avevo fatto il titolare in squadre di Siena che facevano campionati provinciali, quest’anno invece ero curioso di affacciarmi in una squadra partecipante a un campionato regionale, per imparare e migliorare allenandomi in modo più intenso. Non è semplice il rapporto fra i due portieri di una squadra, perché i portieri come nessun altro ruolo sono sempre in competizione diretta fra di loro. Io quando il San Miniato va in campo sono il primo tifoso di Klevi, il portiere titolare. Durante la settimana invece, com’è giusto che sia, cerco di essere il più possibile in concorrenza con lui: è una cosa che serve a tutti e due, questa sana competizione durante la settimana. Sono contento di avere un bel rapporto di amicizia con Klevi, cosa non scontata vista la delicatezza della nostra posizione in squadra: merito di tutti e due.
Quest’anno, arrivando al San Miniato, ho trovato un bel gruppo in cui mi sono inserito bene. So che può sembrare una frase fatta, ma la cosa bella è che più che con le parole stiamo parlando con i fatti, a livello di valore umano del nostro gruppo squadra. Penso per esempio all’entusiasmo e alla serietà che ci stiamo mettendo io e i miei compagni di squadra nel partecipare al progetto della Figc “Non solo piedi buoni”, che in diversi venerdì pomeriggio ci vede impegnati in allenamenti di calcio speciali insieme alla squadra delle Bollicine di Siena, composta da calciatori con disabilità cognitive. Talvolta, a causa della pioggia, non ci siamo allenati sul campo abituale delle Bollicine, a Rosia, ma ci siamo dati appuntamento al maneggio dei cavalli di San Rocco a Pilli, dove i ragazzi dell’associazione si recano quasi ogni giorno per fare equitazione. Mentre ero a bordo del pulmino nel viaggio di andata avevo un filo di timore e mi ero preparato mentalmente a stare sulla difensiva con i ragazzi speciali delle Bollicine che ancora non conoscevo, avendo paura di fare o dire qualcosa che inavvertitamente li potesse far reagire male. Quando ho incontrato i ragazzi dentro il maneggio invece, insieme al mio compagno Mattia, mi sono accorto subito che avevo completamente sbagliato le previsioni. I ragazzi delle Bollicine e il loro staff tecnico ci hanno accolto e ci hanno travolto con una marea di battute, sorrisi e spontaneità: sono stati loro ad aiutarmi fin da subito a mettere da parte le paure ed a godermi l’incontro e le chiacchierate a tu per tu che abbiamo fatto durante il pomeriggio. Anthony, Alessandro e Matteo ci hanno raccontato la loro vita quotidiana, e per me è stato bello ascoltare storie di persone che pur nella disabilità cognitiva hanno un lavoro, delle passioni da coltivare e un percorso anche abitativo di semiautonomia che stanno intraprendendo in alcuni appartamenti messi a disposizione dall’associazione. Dietro ai racconti acqua e sapone dei ragazzi si intuisce bene il lavoro prezioso fatto dai professionisti e dai volontari delle Bollicine: dagli istruttori di equitazione agli allenatori di calcio passando per gli educatori. Questo incontro mi ha dato una conferma del fatto che in Italia l’inclusione dei ragazzi disabili nella società stia facendo progressi. Per noi ragazzi del San Miniato è bello contribuire a questo trend positivo: passare qualche pomeriggio con i ragazzi delle Bollicine fra l’altro è piacevole; ma anche in situazioni di disabilità più grave, quando stare insieme a una persona con simili difficoltà e limitazioni potrebbe essere difficile, penso che comunque sia importante avere il coraggio, la voglia e il tempo di mescolarsi con chi è diverso e con chi vive in mezzo a tante limitazioni. E’ importante non solo per quei ragazzi, che troppe volte rischiano di essere isolati e lasciati soli nelle loro associazioni, nelle loro aule di sostegno e nelle loro case. Ma è importante anche per le loro famiglie e per chi con i disabili ci lavora ogni giorno. Noi del San Miniato ci teniamo a mescolarci con voi, a dimostrarvi che non siete soli, e a sognare con i fatti una società in cui le persone più fragili non siano lasciate indietro.